Campi e campetti
#67 – Basket, cultura, lifestyle: qui trovi stadi di tennis per la pallacanestro, un tempio dell'Indiana e i "Gardens"
Ciao, e così LeBron James ai Philadelphia 76ers. Per me una scelta sensata, che (forse) riavvicina il Re al vero amore per la pallacanestro, dopo anni di troppo marketing.
Sono Francesco Mecucci e sei sul numero 67 di Galis, la newsletter di Never Ending Season, progetto in cui ti racconto il basket come cultura e stile di vita.
Nella scorsa uscita - se non l’hai letta, recuperala qui - ho scritto della rivincita di New York, degli sponsor in NBA e di un playground di provincia in Italia.
Oggi restiamo in argomento campi: ti parlo di due stadi del tennis - Roland Garros a Parigi e Foro Italico a Roma - che strizzano l’occhio alla palla a spicchi, di un’arena storica negli Stati Uniti e dei Giardini Margherita di Bologna.
In coda, come sempre, trovi lo Shootaround con i migliori contenuti di basket del mese, insieme alla mini rubrica Off The Ball in cui ti propongo tre interessanti contenuti extra cestistici.
Benvenuti e grazie a tutti i nuovi iscritti. Partiamo!
Dal tennis al basket
Il 19 e 20 settembre la Supercoppa francese di basket, sia maschile che femminile, si disputerà a Parigi nello Stade Roland Garros, uno dei santuari del tennis mondiale, casa degli Open di Francia, meglio noti, appunto, come Roland-Garros, torneo che è uno dei quattro Grandi Slam insieme ad Australian Open, Wimbledon e US Open. Saranno due giorni-evento di pallacanestro, con la Final Four di Supercoppa uomini - sul parquet Paris Basketball, Monaco, Roanne e Nanterre - e la finale donne tra Landes e Bourges.
Non è una novità che il Court Philippe Chatrier - l’impianto più capiente del complesso del Roland Garros con i suoi 15.000 posti - sia convertito ad arena per il basket. Era già avvenuto nel 2022 per una partita di campionato tra Paris e Monaco, mentre gli stadi minori, il Court Suzanne Lenglen (10.000 posti) e il Court Simonne Mathieu (5.000 posti), hanno accolto due recenti edizioni del Quai 54 - 2024 e 2025, quest’anno invece si è tornati sotto la Tour Eiffel - il più importante torneo streetball del pianeta.
Inoltre, il Roland Garros ha ospitato alcuni eventi di esibizione, tra cui nel 2023 un curioso 2x2, sponsorizzato da Wilson, con gli ex giocatori NBA Joakim Noah (che in questo modo calcò il campo dove suo padre Yannick vinse nel 1983), in coppia con la collega franco-americana Gabby Williams, e Richard “Rip” Hamilton, insieme all’ex tennista spagnolo David Ferrer.
Il fatto che uno dei più prestigiosi stadi tennistici venga adibito anche ad altre discipline rende meno “alieno” ciò che, nel giro di un paio d’anni, dovrebbe vedere la luce a Roma. Uso il condizionale non certo per pessimismo, ma perché, per quanto la capitale abbia intrapreso una discreta strada di rinascita, soprattutto nello sport resta una piazza in cui è meglio vedere prima di credere.
Il Centrale del Foro Italico, campo principale degli Internazionali d’Italia di tennis - che non sono un torneo Slam, ma uno dei nove Masters 1000, il tier subito sotto - è interessato da un ambizioso progetto di ampliamento che lo trasformerà in un’arena da 12.500-13.000 posti (oggi ne ha 10.000) idonea anche per altro, come la pallavolo - che comunque è già apparsa qui in passato - e soprattutto il basket.
Un Centrale per la pallacanestro andrebbe a coprire la storica carenza di palasport di un certo livello a Roma, città che, sotto questo aspetto, è rimasta ferma ai due impianti indoor dei Giochi Olimpici del 1960 - Palazzo dello Sport dell’EUR, 11.000 posti e Palazzetto dello Sport di Viale Tiziano, 3.500 posti - e che per il resto annovera soltanto palestre di quartiere o poco più. Tra l’altro, non ha mai preso corpo l’ipotesi di un’arena temporanea, ad esempio in un padiglione fieristico come a Bologna.
Oltre alle criticità con cui il tennis deve fare i conti a causa dell’assenza di copertura, dal momento che gli Internazionali vanno in scena in un mese dal meteo ballerino come maggio, e alle quali pare che l’altissima popolarità raggiunta da questo sport in Italia abbia finalmente spinto a rimediare, la miccia è stata innescata definitivamente dalla pallacanestro con il progetto NBA Europe.
Il Centrale del Foro Italico, infatti, dovrebbe diventare la sede delle partite del neonato Basketball Club Roma SPQR di Donnie Nelson e Luka Doncic, che ha acquisito il titolo della Vanoli Cremona, mentre la squadra si allenerà nel vicino centro sportivo dell’Acqua Acetosa e, in attesa del completamento dei lavori, giocherà le gare casalinghe delle prossime due stagioni in Serie A ed EuroCup a Viale Tiziano.
Di questa sorprendente estate che sta vivendo la Città Eterna dei canestri avrò modo di parlare in seguito, non appena ci sarà qualcosa di ufficiale sia dal club di Doncic - in visita al Foro Italico il 25 giugno, dove ha segnato simbolicamente un canestro in un campo temporaneo allestito nel Centrale (nella foto sopra, credits Sport e Salute) - sia dalla Maxima Roma, l’altra nuova società guidata da Paul Matiasic, ex presidente di Trieste, che ha rilevato il titolo della Pallacanestro Brescia in un’operazione dai contorni quasi surreali.
Intanto, diamo un’occhiata al progetto del Foro Italico, in capo a Sport e Salute, l’azienda pubblica controllata dal Ministero dell’Economia e che, copio da Wikipedia, “si occupa dello sviluppo dello sport in Italia, producendo e fornendo servizi di carattere generale”. Di fatto, con l’ultima riforma dello sport italiano, tale soggetto ha acquisito gran parte delle prerogative che prima spettavano al CONI tramite CONI Servizi.
Si prevede la realizzazione di una copertura con tetto mobile, in modo da preservare lo svolgimento degli eventi in caso di maltempo o di caldo estremo. La copertura fissa sugli spalti avrà un’estensione di 6.500 metri quadrati, mentre quella retraibile, che interesserà il campo, sarà di 1.700. Stando ai rendering, sarà quindi realizzata una struttura architettonica con vetrate che avvolgerà completamente l’attuale impianto: di certo, questo è un importante miglioramento, perché ad oggi l’esterno del Centrale appare abbastanza scarno.
L’interno, con le sue ripide gradinate, assicura già un’ottima visibilità e quindi non sarà oggetto di stravolgimenti particolari, salvo l’aggiunta dei circa 2.000 posti in più. Inoltre, è prevista una serie di terrazze panoramiche e per l’ospitalità (quasi 4.000 metri quadrati), quattro ascensori anch’essi panoramici, altrettante scale esterne. Il tutto all’interno del parco urbano di 20 ettari in cui, nei prossimi anni, sarà trasformato l’intero complesso del Foro Italico.
L’investimento ammonta a circa 60 milioni di euro. I lavori dovrebbero iniziare in queste settimane - o forse sono già iniziati: sui media non trovo notizie precise in merito, né ultimamente ho avuto modo di verificare sul posto - per concludersi nei primi mesi del 2028, in tempo per l’edizione di quell’anno degli Internazionali di tennis. Durante l’edizione 2027, il prossimo maggio, il cantiere sarà sospeso in via temporanea. Con l’apertura al basket ed altri sport, il Centrale potrà vivere così tutto l’anno.
La coppa nel tempio
C’è una novità di rilievo nella NBA Cup, di cui in autunno si disputerà la quarta edizione. A differenza di quanto avvenuto nelle tre precedenti, la finale in gara secca - in programma l’11 dicembre - non si giocherà più alla T-Mobile Arena di Las Vegas, finora sede dell’atto conclusivo (che nelle prime due edizioni era strutturato come Final Four), ma in un luogo completamente diverso: la Hinkle Fieldhouse di Indianapolis.
Sembra che la lega, per provare ad accrescere l’interesse verso un torneo molto giovane e piuttosto estraneo alla concezione americana dello sport - non è stata mai smentita la teoria secondo cui la sua nascita sarebbe stata ispirata dalle coppe nazionali europee e in particolare dalla Coppa Italia - voglia puntare su luoghi iconici della pallacanestro USA allo scopo di valorizzare l’evento.
Probabilmente, alla base di questa scelta ci sono anche altri fattori: la difficoltà a riempire gli spalti dell’impianto di Las Vegas (18.000 posti) per una competizione che non gode ancora di grande richiamo, e l’atmosfera piuttosto freddina, in una città che non è ancora sede di una franchigia NBA, nonostante sia destinata a diventarlo, e dove certo non mancano distrazioni di altro tipo.
Per la NBA Cup 2026, quindi, si punta su un’arena che, con la sua capienza di 9.100 posti, contiene circa la metà degli spettatori rispetto alla T-Mobile e a differenza della quale si può far leva sull’innegabile fascino della tradizione. Il tutto in uno stato, l’Indiana, che tra i cinquanta è quello dove la passione per il basket pulsa più forte di tutti, non solo per la presenza dei Pacers ma soprattutto a livello liceale e universitario.
La Hinkle Fieldhouse, nota come la “Cattedrale del basket dell’Indiana”, è uno dei templi del college basketball. È la storica casa della Butler University, che con la guida di Brad Stevens, futuro allenatore e dirigente dei Boston Celtics, raggiunse la finale NCAA per due anni consecutivi, nel 2010 e nel 2011, perdendo rispettivamente contro Duke (di soli due punti) e Connecticut.
Finita di costruire nel 1928 con il nome di Butler Fieldhouse, nel 1966 è stata intitolata a Paul D. “Tony” Hinkle, personaggio che fu a lungo allenatore e athletic director (il responsabile delle attività sportive) dell’ateneo. Fino al 1950 è stata l’arena per il basket più grande degli Stati Uniti, è tuttora la sesta più antica tra quelle in uso in NCAA e da quarant’anni è protetta come National Historic Landmark, oltre che iscritta nel Registro nazionale dei luoghi storici.
Le sue peculiarità architettoniche la rendono un vero e proprio monumento. Realizzata su progetto dell’architetto Fermor Spencer Cannon, è stata definita da un giornalista del New York Times, John Branch, “un hangar per aerei in mattoni rossi”, per via dell’aspetto esterno, mentre il sistema di travature ad arco in acciaio che sostiene il tetto garantisce una visione sul campo da gioco senza ostacoli, soluzione particolarmente innovativa all’epoca della sua realizzazione e tale da essere presa a modello per successivi impianti.
Nella Hinkle Fieldhouse, una volta, potevano trovare posto oltre 15.000 spettatori. Fino al 1971 ha ospitato le finali del seguitissimo campionato dei licei dell’Indiana, quello che fino al 1997 non prevedeva una ripartizione delle scuole in categorie basate sul numero di studenti. E in cui, quindi, anche il piccolo istituto di campagna poteva competere per il titolo assoluto contro le grandi scuole di città.
Fu proprio qui che, nel 1954, la minuscola Milan High School divenne campione statale, episodio che ispirò uno dei più conosciuti film di basket, Hoosiers - Colpo vincente con Gene Hackman, del 1986, molto romanzato ma in grado di rendere l’idea. Di tutta la vicenda, sia quella vera che quella cinematografica, avevo scritto in questo lungo post sul blog di Never Ending Season.
Le scene della partita finale, neanche a dirlo, vennero girate proprio lì, nella Hinkle Fieldhouse di Indianapolis.
Sotto il cielo dei Gardens
Per il secondo anno consecutivo, Sky Sport ha trasmesso da Bologna la finale dei Giardini Margherita - Walter Bussolari Playground, comunemente noto come “i Gardens”, il torneo estivo all’aperto più celebre d’Italia.
Disporre di un canale interamente dedicato al basket permette di raccontare anche eventi diversi da campionati e coppe, ma capaci di “creare movimento”, come era già accaduto con la finale della Reyer School Cup, il più affermato tra i tornei studenteschi che negli ultimi anni stanno conoscendo una crescita costante.
Sono appuntamenti che soddisfano gli appassionati abituali e, allo stesso tempo, grazie alla televisione e al digitale, provano ad attirarne di nuovi. E quindi consolidano ed espandono la community del basket. Uno sport che è considerato sì di nicchia, ma una nicchia grande.
Tra giugno e luglio 2026 è andata in scena l’edizione numero 44 dei “Gardens”. Oltre 400 giocatori, molti dei quali abitualmente impegnati tra Serie A2, B e C, hanno animato più di un mese di partite, praticamente ogni sera. Per la cronaca, il titolo è andato a Couponlus Face Foundation, che ha vinto di due punti dopo una lunga rimonta contro Acqua Cerelia Riguzzi Zurich Rosmarino: in questo torneo le squadre portano i nomi di sponsor, associazioni e realtà del territorio.
Attorno al playground in cemento dipinto di verde, immerso nel grande parco dei Giardini Margherita, a sud del centro storico di Bologna, si sono radunate quasi 5.000 persone per la finale. Le serate conclusive del torneo hanno fatto registrare una media di circa 4.000 spettatori, mentre la finale femminile ne ha richiamati circa 2.500.
Con l’avvento dei social, i Gardens hanno superato da tempo i confini di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Oggi il 57% dei follower dei canali ufficiali, curati da Raffaele Ferraro de La Giornata Tipo, vive fuori regione. L’edizione 2026 ha prodotto, secondo i dati ufficiali, oltre 23 milioni di visualizzazioni e circa 425.000 interazioni. A questo si è aggiunto il pubblico televisivo di Sky Sport, accompagnato dall’ottima telecronaca di Giovanni Poggi e Manuel Nannetti.
E se ormai anche qui non mancano ledwall luccicanti e divise piene di sponsor (ma dopotutto senza “dinero” come puoi andare avanti?), è comunque affascinante vedere in televisione la pallacanestro “di strada”, giocata sul cemento, con tabelloni bianchi identici a quelli di migliaia di playground sparsi per l’Italia e con arbitri che, come spesso accade nei campetti, lasciano correre qualche contatto in più.
L’estensione della platea attraverso il digitale e la tv ha reso possibile far conoscere sempre di più l’immenso patrimonio di passione, tradizione e competenze cestistiche che caratterizza Bologna, “Basket City”, dove migliaia di persone ogni sera vanno a vedere un torneo all’aperto, trasformando un semplice playground in quello che è stato soprannominato “campo dei miracoli”. È un fenomeno sociale che continua a rinnovarsi, estate dopo estate, passando da una generazione all’altra.
Il playground dei Giardini Margherita, luogo dove alcuni anni fa ho avuto il piacere di presentare il mio libro Il parquet lucido (se sei in ascolto, grazie ancora, Franz Campi!), non ha niente di particolare dal punto di vista estetico. Qui l’unica cosa che conta è lo spettacolo che prende vita lì sopra ogni anno. Parafrasando il film Air, in cui si dice che “una scarpa è solo una scarpa finché qualcuno non la indossa”, allo stesso modo un campetto è solo un campetto finché qualcuno non ci gioca.
[Foto di Bianca Costantini gentilmente autorizzata dalla pagina ufficiale del Torneo Giardini Margherita]
Shootaround – Consigli di lettura, ascolto, visione, condivisione
Cinque libri su New York e basket, selezionati da me: guarda il reel.
Sempre New York: Mauro Bevacqua ha intervistato Ron Naclerio, l’allenatore di high school più vincente nella Grande Mela. Qui l’intervista su Sky Sport Insider. (solo abbonati)
Steve Nash parla di calcio nell’intervista a Simone Sandri de La Gazzetta dello Sport durante i Mondiali.
L’evoluzione dei loghi delle squadre WNBA nel carosello di ESPNW.
Grandi manovre a Cantù: cambia il logo e arriva Adidas come partner tecnico.
Idem a Reggio Emilia: rebranding e partnership con Nike.
Con Gaia Accoto di Sky Sport dentro la Summer League NBA di Las Vegas: ecco il video.
I Celebrity Games di Roma, al playground di Colle Oppio sullo sfondo del Colosseo, sono una bella realtà: qui le immagini di Gianluca Gazzoli.
Un sito vintage meritevole di vincolo della Soprintendenza: Slamdunk.it.
Simone Fontecchio conversa con Matteo Soragna nell’intervista de La Giornata Tipo, in collaborazione con Sky Sport.
E rivediamola ancora una volta l’incredibile rimonta dell’Italia sulla Lituania nelle qualificazioni mondiali!
Off The Ball
Tre contenuti interessanti extra basket.
Cosa è stato davvero Wired Italia? Lo raccontano i suoi direttori, interpellati da Gianmaria Tammaro: leggi l’articolo su Rivista Studio.
La Norvegia è ormai tra le nazionali di calcio più forti del mondo: Cronache di Spogliatoio è andata a vedere come funziona lì. Guarda il reportage.
È nato un archivio online che raccoglie e ti fa ascoltare le radio digitali indipendenti di tutto il mondo, tra cui anche alcune italiane: scopri il Community Radio Index.
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