Digitare F8
#62 – Basket, cultura, lifestyle: qui trovi l'esperienza alla Final Eight di Torino e lo Shootaround
Ciao, avrei potuto immaginare tutto nella vita, tranne che vedere Pierluigi Pardo segnare il tiro libero decisivo all’LBA Showtime Game. O forse sì.
Sono Francesco Mecucci e sei sul numero 62 di Galis, la newsletter di Never Ending Season, progetto in cui ti racconto il basket come cultura e stile di vita.
Nella scorsa uscita - se non l’hai letta, recuperala qui - ho fatto il punto sul progetto europeo della NBA, cercando di non aggiungere altra confusione, e ti ho riportato un accenno alla pallacanestro in Stranger Things.
Oggi parliamo di Final Eight di Coppa Italia. Sono di ritorno da Torino, dove ho seguito l’evento dal vivo per il secondo anno consecutivo, con accredito media. Ringrazio l’area comunicazione di LBA per questa preziosa opportunità.
In pieno spirito Never Ending Season, andando oltre l’aspetto agonistico - ha vinto Milano, ma Brescia e Tortona bellissime - ti mostro alcuni spunti interessanti visti durante i cinque giorni trascorsi alla Inalpi Arena e nel capoluogo piemontese.
Catapultiamoci sotto la Mole Antonelliana!
Basket come stile di vita
Eventi quali la Final Eight coincidono perfettamente con la mission di Never Ending Season: la pallacanestro al di là della sua dimensione tecnica e competitiva, valorizzata dal punto di vista del lifestyle e dei legami con la società contemporanea.
La F8 è la festa del basket italiano di Serie A. Un appuntamento che riunisce addetti ai lavori, stakeholder e volti noti legati a questo sport, integrando il programma delle partite con una serie di iniziative collaterali: marketing, promozione turistica, impegno sociale, cultura cestistica e altro ancora.
Vivere tutto questo da media accreditato, in rappresentanza del mio progetto e in un contesto di alto livello, è stato - di nuovo - un privilegio, oltre che un’occasione utilissima per osservare da vicino gli aspetti organizzativi di una manifestazione complessa e articolata, rivedere colleghi validi e conoscerne di nuovi.
È la passione per il basket il motore di quello che faccio. Cerco di coniugarla con la mia esperienza da giornalista e professionista della comunicazione, con l’obiettivo che le due cose, in futuro, possano incontrarsi in modo sempre più strutturato. Esperienze come quella di Torino sono uno dei motivi per cui vale la pena.
LBA in vetrina
Secondo una leggenda metropolitana, al commissioner NBA Adam Silver la “lampadina” della NBA Cup - una vera rivoluzione per quella cultura lì - si sarebbe accesa proprio grazie alla Coppa Italia. Un torneo, il nostro, giunto alla 50ª edizione, di cui le ultime 27 con formula Final Eight.
Se sia vero o no, non saprei. Di certo, c’è anche la LBA che guarda all’America, seppur sotto un altro aspetto: la promozione. Nei giorni dell’evento la Lega Basket si mette in vetrina un po’ come fa la NBA durante l’All-Star Weekend, che cade anch’esso a febbraio.
Per la Final Eight, il Palasport Olimpico di Torino è stato il fulcro della pallacanestro italiana: ospiti, sponsor, creator, media e ogni stakeholder immaginabile. In quattro edizioni in Piemonte si è creato un forte legame con il territorio, tanto che un’analisi di StageUp ha certificato un impatto economico di 12,5 milioni di euro (+3,5% rispetto al 2025). L’indice chiamato “moltiplicatore degli investimenti dei partner istituzionali” è arrivato a 18,5, dopo il 17,9 del 2025, mentre nel 2023 era a 12,0. Significa che ogni 100 euro investiti da Regione, Comune e Camera di Commercio ne sono rientrati 18.500.
Senza annoiarti troppo con i numeri, mi limito ad aggiungerti i dati ufficiali sulla copertura televisiva: 34 ore di diretta di LBATV, piattaforma salita a 63.000 utenti complessivi (+59% rispetto al dato di novembre), di cui oltre 5.000 iscritti a ridosso della Final Eight. Sky ha risposto con 21 ore di diretta (senza contare i collegamenti su Sky Sport 24 e le dirette andate in onda su Cielo).
Un’arena in verde
L’Inalpi Arena è tra le vincitrici assolute. L’impianto di Corso Sebastopoli si è confermato un palazzo d’élite, capace di accogliere complessivamente 40.014 spettatori, di cui 12.597 nella finale: record assoluto per la Coppa Italia. A questi vanno aggiunti i circa 3.000 presenti agli eventi gratuiti del venerdì (NextGen Cup e LBA Showtime Game).
L’allestimento, simile a quello delle edizioni passate, è stato perfezionato da una suggestiva illuminazione colorata, prevalentemente verde - il colore riservato alla Final Eight nell’identità visiva di LBA - e dal parquet celebrativo delle 50 edizioni di Coppa Italia, contraddistinto da un mosaico di tessere in diverse sfumature di verde nelle aree interne all’arco del tiro da tre.
Sarà ancora Torino? Il presidente Maurizio Gherardini ha fatto il vago, si vedrà. Certo, le cifre del pubblico e del ritorno economico metteranno in difficoltà i sostenitori di eventuali nuove sedi.
Divinità “cestizie”
La Galleria dei Re, con le sue monumentali statue millenarie di faraoni e divinità, è uno dei luoghi più iconici e scenografici del Museo Egizio di Torino, polo culturale di attrazione mondiale con 1,2 milioni di visitatori nel 2025. Qui, in occasione della Final Eight, si è voluto celebrare il legame tra basket, storia e città, attraverso uno shooting fotografico che ha coinvolto un giocatore per ciascuna delle otto squadre partecipanti.
Ogni atleta è stato ritratto in posa regale accanto agli inestimabili reperti di una galleria riaperta nel 2024, nel nuovo allestimento progettato dallo studio OMA per i 200 anni del Museo Egizio.
Chi sono stati i protagonisti di questo shooting “faraonico”? Alibegovic per Udine, Baldasso per Tortona, Della Valle per Brescia, Hackett per la Virtus Bologna, Mitrou-Long per Napoli, Ricci per Milano, Ramsey per Trieste e Tessitori per Venezia.
Permettimi una battuta: ma Ramsey è stato scelto per assonanza con… Ramses?
Dove sono gli ultras?
Dalla scorsa estate va avanti la protesta degli ultras del basket contro il cosiddetto “protocollo”, cioè le nuove norme che disciplinano l’accesso ai palasport. Già alle Supercoppe di settembre (LBA a Milano e LNP a Ravenna) i tifosi organizzati non si erano presentati e alcuni gruppi - Milano, Virtus Bologna e Venezia - hanno boicottato anche la Final Eight. Niente cori né striscioni. C’era comunque tanta gente alla Inalpi Arena, ma a livello di calore qualcosa si è perso.
Ha fatto eccezione Brescia, la cui curva era presente in massa a Torino e ha sostenuto incessantemente la squadra, vincendo a mani basse la “Coppa Italia del tifo”. Molti anche i tifosi di Tortona, favoriti dalla vicinanza geografica, mentre al seguito di Napoli, Trieste e Udine pochissimi supporter, forse per la distanza e per i momenti non felicissimi attraversati dalle loro squadre.
Personalmente, pur comprendendone in parte le ragioni, non ho condiviso la protesta: la qualità di un evento come la F8 avrebbe meritato la presenza del tifo organizzato. I cori delle curve sono tra le cose più belle dello sport e, nel basket, ci differenziano da ambienti come la NBA. Sta alla responsabilità dei tifosi, ma anche alla disponibilità delle istituzioni a promuovere regole ragionevoli, la tutela di questa componente così importante.
Luci sulle maglie
Sembra stia passando di moda, da parte dei club, la tendenza a presentarsi alla Final Eight con una divisa speciale. Milano e Trieste hanno disputato i quarti rispettivamente in maglia celeste e nera-oro, ma si tratta dei loro terzi kit stagionali. Brescia e Udine hanno aggiunto semplici bande tricolori alle uniformi ordinarie.
L’unica vera eccezione è stata il Derthona, che ha indossato la divisa Nova Lights: un elegante gessato nero. Non è un kit pensato specificamente per la Coppa Italia, ma un’anteprima della divisa 2026-27 firmata Erreà. Il design si ispira ai LED che illuminano l’esterno della Nova Arena di Tortona, il nuovo palazzetto interno alla Cittadella dello Sport, e le righine bianche sono percorse da sfumature cromate.
Erreà, sponsor tecnico generale della Final Eight, ha realizzato anche le divise dell’LBA Showtime Game e la capsule collection ufficiale dell’evento, di cui ho scritto qui. Una palette turchese, fucsia e nero, in tonalità neon e fluo, che richiama immaginari digitali, luci artificiali e suggestioni cyber, dialogando con la cultura visiva contemporanea.
Il sogno di Beli
Nella mattina della finale ho partecipato, al The Space Cinema di Torino, alla prima proiezione di The Basketball Dream, documentario su vita e carriera di Marco Belinelli, presente per un breve talk condotto da Gianluca Gazzoli. Un film ben costruito che racconta, in modo lineare ed esauriente, il viaggio del Beli da San Giovanni in Persiceto alla NBA, per poi chiudere il cerchio alla Virtus Bologna, con il ritiro nel 2025 dopo un altro scudetto vinto.
The Basketball Dream, diretto da Giorgio Testi e prodotto da Red Private in collaborazione con Rai Documentari, è la storia di un giocatore entrato in punta di piedi ovunque abbia giocato, ma sempre con determinazione, senza smettere mai di impegnarsi, di crederci e di farsi trovare pronto. Il doc sottolinea anche la costante presenza di famiglia e amici, aspetti fondamentali nella vita di Marco.
Forte della lunga collaborazione con Elisa Guarnieri, stimata esperta di comunicazione e PR, Marco Belinelli ha costruito e mantenuto nel tempo una narrazione coerente, gestendo con intelligenza anche i momenti più delicati e, sul fronte media e sponsor, scegliendo progetti su misura, autentici e di qualità.
Una comunicazione che ha rafforzato la sua storia: quella di chi non parte favorito, eppure riesce a vincere. Primo italiano con un anello NBA al dito, più la conquista della gara del tiro da tre all’All-Star Game. Un ragazzo diventato uomo nell’inseguire un sogno, che ha attraversato oceani, sconfitte e trionfi per raggiungere ciò in cui credeva, scoprendo che ogni viaggio, alla fine, riporta sempre a casa.
The Basketball Dream sarà visibile in un’altra anteprima a Bologna il 10 marzo e poi, dal 16 al 18 marzo, nelle sale cinematografiche di tutta Italia. Qui il trailer e qui ulteriori informazioni.
It’s Showtime!
Per finire, un avvenimento storico alla Final Eight 2026: il ritorno in campo di Andrea Bargnani! Il Mago oggi ha 40 anni, ha intrapreso una carriera da manager e investitore ed è Executive Advisor di LBA. Ho visto una persona felice e a suo agio nel nuovo ruolo, lontanissima dall’immagine del giocatore taciturno e schivo, ai limiti del “musone”, dei tempi NBA.
Bargnani è sceso sul parquet nell’LBA Showtime Game, una partitella ispirata al Celebrity Game della NBA, con ex giocatori e personaggi di musica, spettacolo, media digitali e creator.
Due le squadre: Team Mago, con capitano Bargnani, e Team Gazzo, con capitano Gianluca Gazzoli, a cui si deve l’idea e che pochi giorni dopo è salito sul palco dell’Ariston di Sanremo al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. In panchina, come coach, i due amiconi del momento: Carlton Myers e Sasha Danilovic.
Se sei un purista che guarda storto “stupidaggini” come questa, mettiti pure l’anima in pace: io l’ho gradita moltissimo. Sono iniziative che fanno bene al movimento e uniscono persone di ambienti diversi accomunate dalla passione per il basket e dalla voglia di divertirsi.
Certo, era solo la prima edizione e si può fare molto per migliorarne i contenuti “tecnico-agonistici”. Penso al grottesco epilogo che ha visto Pierluigi Pardo - non esattamente l’archetipo del cestista - segnare il libero decisivo per la sua squadra ed essere addirittura acclamato MVP. Oppure agli appena cinque minuti non effettivi per ciascuno dei quattro periodi, davvero troppo brevi, volati via in un attimo.
Fatto sta che sono accorsi quasi 3.000 spettatori alla Inalpi Arena, in un giorno di “buco” con in programma solo le semifinali della NextGen Cup under 19. E l’aura social dei partecipanti ha ampliato l’audience fino a 8,2 milioni di visualizzazioni al 22 febbraio (dato poi cresciuto). C’è stato spazio, nell’intervallo, per il saluto di Achille Polonara, acclamato da squadre e pubblico.
In un contesto di basketball & lifestyle come la Final Eight, un celebrity game ci sta a meraviglia. Quindi, grazie per averlo organizzato.
Ti metto i roster completi dell’LBA Showtime Game, perché in fondo lo so che muori dalla curiosità di sapere chi c’era!
Team Mago: Andrea Bargnani, Alvin, Carl Brave, Martin Castrogiovanni, Bruno Cerella, Fru, Pierluigi Pardo, Lorenzo Pinciroli, Alice Sabatini, Sapre, Camilla Vescovi. Coach: Carlton Myers.
Team Gazzo: Gianluca Gazzoli, Giulia Cicchinè, Eddy Idem, Jakidale, Marco Belinelli, Tommaso Marino, Moonryde, Pippo Palmieri, Andrea Presti, Rhove, Matteo Soragna, Valentina Vignali. Coach: Sasha Danilovic.
It’s Showtime, baby!
Shootaround – Consigli di lettura, ascolto, visione, condivisione
Carlo Conti e Gianluca Gazzoli in un murale “cestistico” a Sanremo: eccoli.
Mica solo ping pong: in Marty Supreme, il film di successo con Timothée Chalamet, c’è del basket. Ce lo spiega Michele Pettene su Esquire.
Ancora cinema: quali giocatori NBA e giocatrici WNBA hanno dato la voce ai personaggi di Goat. Sogna in grande, il film di animazione prodotto da Steph Curry? Kalan Hooks di ESPN ci si è soffermato con il regista Tyree Dillihay. (in inglese)
Kon Knueppel, il rookie degli Charlotte Hornets, non è solo un grande tiratore ma anche un vero nerd del basket: il ritratto approfondito a cura di Marco D’Ottavi su L’Ultimo Uomo.
Sapevi che il basket era un simbolo identitario della Cuba di Fidel Castro? Lo racconta Massimiliano Vino su Contrasti. (solo abbonati)
Rivista Undici, con Francesco Paolo Giordano, ha intervistato Federico Buffa, tornato a teatro con uno spettacolo su Kobe Bryant, Otto Infinito.
Sempre meritevoli le interviste di Basketball NCAA agli atleti italiani, o legati all’Italia, nei college americani:
Blanca Quiñonez, ecuadoriana ex Campobasso, racconta la sua vita a Connecticut a Isabella Agostinelli.
René D’Amelio da Borgomanero a Cal Baptist: ha parlato con lui Paolo Mutarelli.
Ancora Paolo Mutarelli ha sentito Riccardo Greppi di Wisconsin e Leonardo Van Elswyk di Colorado.
Scopriamo Neemias Queta, il portoghese dei Boston Celtics: così Marc J. Spears su Andscape. (in inglese)
Il Forum di Inglewood, la storica arena di Los Angeles: ne parlo sul mio blog.
A che punto siamo con la nuova arena della Pallacanestro Cantù.
A Pordenone c’è un playground artistico dedicato a Pier Paolo Pasolini: guardalo qui.
Sul sito dell’Olimpia Milano la storia di The Shot di Curtis Jerrells e dello scudetto 2014 che pose fine alla dinastia di Siena.
Andrea Bargnani parla con proprietario, presidente e GM del Derthona Basket nella nuova puntata di Basketball & Conversations su LBA TV. (solo abbonati)
Christian Vital, sempre del Derthona, e la sua passione per gli scacchi.
Off The Ball
Tre contenuti interessanti extra basket.
Quanto è bello il video dell’apertura dei Giochi Olimpici con Mattarella sul tram guidato da Valentino Rossi? Non ci si stanca mai di guardarlo.
Come funziona un “Palacurling”? Adolfo Mosaner, padre dell’azzurro Amos, lo mostra a Gabriele Gargantini de Il Post.
C’è un sito che ha ricreato la vecchia MTV. Più o meno.
Un attimo, prima di andare
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È tutto, ci vediamo il 31 marzo. Ciao e buona Coppa Italia LNP!





Ci vediamo a Rimini !